Verre

Artikel veröffentlicht am 24. April 2014
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Artikel veröffentlicht am 24. April 2014

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Verre e la Sicilia, una bella storia. Una storia di quelle che ti narrano di un tempo, dei costumi di un tempo, di un paese, di un modo di fare, di come una terra è depredata di tutte le sue ricchezze umane e spirituali, col gusto di accumulare senza discernimento ma con sapienza.

Ci vorrebbe un avvocato, per smascherare truffe fatte con tanta arte. Da costringere l'imputato, o gli imputati alla fuga, a non farsi vedere mai più in giro. L'avvocato dovrebbe saper parlare bene, avere la capacità di convincere e di fare indagini, di raccogliere il materiale e saperlo mettere insieme.

Un avvocato con tanta arte non ce l'abbiamo. Un avvocato che sappia accusare, che grazie al suo impegno politico che lo ha portato a ricoprire la stessa carica, sia in grado di ripercorrere i passi della truffa e smascherarli. Con tanta avidità Verre si era impadronito deri beni materiali e immateriali di un'isola, che uno scrupoloso amministratore non poteva che restare allibito da tanta rapacità.

Le prove c'erano, erano schiaccianti, bastava solo metterle insieme. Oggi nessuno mette insieme le prove. Nulla prova nulla.

Ho provato a descrivere il gusto di ricercare la verità per portarla alla luce, una luce cui non si vuole portare se non il disgusto per questo inutile tentativo di ricerca di evidenza. E' evidente che una persona che offende offende, o è evidente che una persone che si difende offende.

Ecco, scambiare attacco con difesa, porta a perdere le partite. Pensare che per attaccare bisogna difendersi, e che per difendersi bisogna attaccare, lascia un senso di scoramento scoraggiante.

Semplici sono le cose, se si vuole arivare al vero delle cose. Parlare violentemente, attacchi, taci vuol dire che sei mansueto.

Mane, mani, domani, ma oggi, si sa, è un giorno diverso.